|
 |
|
Anno: 2008
Personaggi:
Maria Concetta detta Conci è una ragazza
di diciannove anni che vive in un paesino della Sicilia. Vive facendo la
parrucchiera nel negozio della madre depressa e accompagnando a passeggio la
cugina Dolores, "minorata psichica" (cosi' ha scritto sul certificato
l'assistente sociale). Conci ascolta i Tokyo Hotel e tiene nel cassetto la foto
di un tuareg, un uomo blu, che un amico ha strappato per lei da un libro della
biblioteca a scuola (l'ha lasciata senza diplomarsi) e sogna di un mondo dove
le donne possano decidere per la loro vita. Finchè un giorno, dopo una notte
brava in discoteca e una sbronza, Conci si ritrova incinta e ingabbiata in un
fidanzamento combinato e deve scegliere, per la prima volta, che cosa vuol fare
"da grande". Il testo parla della crescita, del coraggio di fare
scelte dolorose e impopolari per rispettare sè stessi, del bisogno di rompere
muri di silenzio. Della speranza di un cambiamento, anche quando tutto sembra
restare immobile e incompiuto, come una casa eternamente in costruzione.
Prossimamente verrà portato in scena da Giampiero Judica al Teatro Cometa Off di Roma e interpretato da Linda Caridi.

In due righe:
Mia madre prese lo scatolone e fece
per portarlo in strada, per buttarlo nel cassonetto. Fu a quel punto che io
iniziai a urlare.
Urlai tutte le risposte che non
avevo mai detto in vita mia. Urlai tutto il silenzio che avevo dentro. Urlai
per me, per Dolores e per il bambino che era stato risucchiato
dall’aspirapolvere. Urlai per non essere stata rispustiera quando Salvatore
aveva detto voltati, per i fiori di plastica, per il fioraio e Enzo Vitaliano,
per Dolores seduta in macchina, per non averle chiesto chi la voleva infilare
nella spazzatura. Urlai per aver lasciato la scuola, per non aver fatto il
salto e essere rimasta una casa lasciata a metà.
Quando finii mia madre mi tirò uno
schiaffo.
 |