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Progetto realizzato all'interno del corso di alta formazione e specializzazione  "L'attore europeo fra teatro, danza e musica", Parma, Teatro due, 2009.

Continuo a portare avanti questo progetto presso enti, scuole di teatro, associazioni.

Da qualche anno mi interesso di malattia.

Come tanti, mi ha coinvolto direttamente e da allora non mi lascia più, continua a interessarmi come essere umano e come autrice. Ne ho scritto e ne scrivo. Ho iniziato a portare avanti una ricerca anche con gli altri, a indagare questo tema con le persone, con gli attori e a ricavarne drammaturgie.

E’ un tema ricco, che apre molte strade emotive e ci costringe a essere sinceri: tutti lo abbiamo attraversato, per esperienza diretta, oppure perché qualcuno vicino a noi c’è passato, perché comunque la malattia è anche un fatto sociale e fa parte della nostra cultura, del mondo in cui viviamo.

La malattia è un trauma, un’esplosione: quando entra nella vita di qualcuno la sgretola, la modifica, e non solo chi ne viene colpito è costretto a cambiare ma anche chi gli sta attorno, i familiari, gli amici. E’ un’esperienza forte, che tira fuori gli aspetti belli ma anche brutti del carattere, che comunque ci costringe a ridefinire la nostra identità, a affrontare le paure e a combatterle.

Perché ho scelto questo tema? Per due motivi: primo, perché credo che chi parte a fare un’esperienza di scrittura debba scrivere di quello che conosce, di qualcosa di molto personale; secondo, perché la malattia porta in sé il concetto di trasformazione che secondo me è alla base della scrittura teatrale. Un testo dovrebbe mettere in scena un cambiamento, mostrare personaggi che evolvono, che escono alla fine in modo diverso da come sono entrati. Dovrebbe far vedere cosa succede nella loro anima, dopo che il conflitto con qualcosa o qualcuno li ha costretti al corpo a corpo.

La malattia ha già dentro di sé questo tema del cambiamento, ci “costringe” a assecondarlo e quindi è un punto di partenza molto “drammaturgico” e stimolante per iniziare una scrittura.

Su cosa lavoreremo? Sulla creazione di storie, scritte in piccoli gruppi. Prendendo spunto da articoli di giornale, fatti di cronaca, interviste, stralci di racconto costruiremo personaggi e trame, in un confronto continuo con gli altri che saranno spettatori e critici del lavoro. Essendo attori-scrittori ci serviremo di improvvisazioni teatrali, di esercizi di brainstorming collettivo, di giochi e esperienze di immedesimazione individuali e di gruppo.

Lavoreremo sullo stereotipo dei medici e dei pazienti, sull’ipocondria che maschera spesso le nostre angosce circa il futuro, sul nostro immaginario dei malati e dell’ospedale come macchina burocratica efficientista così come viene narrato nel racconto di Dino Buzzati “Settepiani”, che descrive il percorso del protagonista Giuseppe Conte nel mondo ospedaliero, amara, tragicomica discesa agli inferi. Cercheremo di tirar fuori gli aspetti surreali, anche umoristici o buffi del rapporto con il medico e le istituzioni, con le malattie, giocando in modo (spero) liberatorio e autoironico con le nostre paure.

E poi, cosa succede quando un medico si ammala? E se un biologo sbaglia una diagnosi importante mettendo in pericolo una vita? Che cosa comporta l’alzheimer in una famiglia, come cambiano i rapporti con figli, coniugi, fratelli? Come reagiscono gli amici alla notizia della malattia? Come ci si sente dopo un trapianto, a ricominciare un’esistenza con gli organi di un altro? Come vive un prete, un parente la decisione di un malato che vuole farla finita? E se il cancro diventasse l’argomento di un reality show?

Un mondo di storie, di sentimenti, di dinamiche tra essere umani ci aspetta.

Al termine del lavoro ci sarà un momento finale di “mises en espace” dei testi scritti e interpretati dagli attori che potrebbe essere inteso come prima fase di un processo successivo di messinscena.



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