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Anno: 2008
Personaggi:
Lucia, La Madre
Camilla, La Figlia
Sinossi:
E' il primo giorno di scuola. Madre e
figlia si ritrovano la mattina a prepararsi in bagno e condividono paure e
sogni, ansie e aspettative. Lucia ha deciso di riprendere il lavoro dopo un
lungo periodo di assenza, durante il quale ha assistito la madre malata di
cancro, Camilla ha cambiato scuola e deve affrontare i nuovi compagni, le
terribili bulle della sua classe. Dietro la porta l'esterno, il fuori, con i
suoi modelli di comportamento, la competizione, le tensioni della crescita.
Madre e figlia devono confrontarsi ogni giorno con quel mondo là fuori, dietro
la porta. A volte non riescono a parlarsi, ad aprire il loro cuore e i
sentimenti restano chiusi dentro di loro come mostri imprigionati in tubi di
acciaio. Madre e figlia si guardano e si rispecchiano l'una nell'altra, in un
corpo a corpo a volte doloroso, a volte rabbioso ma sempre pieno d'amore. Il
bagno diviene il ring dell'incontro e dello scontro, dello sfogo e della
purificazione, del cambiamento e del ritrovamento di sè, di un'intimità con la
propria anima che spesso ci negano e ci neghiamo, ma che riusciamo a ritrovare
quando ci sediamo sull'orlo della vasca e ci concediamo una pausa, un respiro,
prima di riaprire la porta.
Rappresentazioni:
FRANCIA:
Una produzione Compagnia Anteprima in
coproduzione con Theatre Massalia/La Friche Belle de mai à Marseille, Systeme
Friche Theatre, le Theatre Athénor de Saint Nazare, avec le soutien de TNG de
Lyon. Ha ricevuto un aiuto alla creazione da
parte della Drac Rhone-Alpes.
Testo pubblicato da Actes Sud. Debutto Theatre Massalia à la Friche
Belle de Mai Marseille dal 20 al 25 ottobre 2009, poi in tournèe.
ITALIA:
Debutto al Teatro due di Parma nel marzo 2012 con la mia regia e con Anna Ammirati.
Traduzioni:
francese. Pubblicato dalla casa editrice Actes Sud.
In due righe:
CAMILLA: Poesia. Titolo: la odio. Odio il suo odore
quando mi abbraccia. Odio il tono della sua voce al telefono. Odio quando parla
con Isabella e ride e mi chiama "piccola pulce". Odio la sua rabbia e
il mio spavento. Odio il suo corpo invecchiato, la sua pancia, le sue tette
vuote, inutili, tristi che cadono giù a precipizio, fin dentro lo scarico della
sua fottuta vasca. Odio il mio odio. Ti odio. Mi odio.
L'altro giorno Sandra mi ha fatto cadere. Non so se l'ha fatto
apposta. Secondo me si. Mi ha fatto lo sgambetto. Mi sono fatta male. Dice che
ho delle tette minuscole. Tettine di cagna. Non me lo dice in faccia, lo scrive
su dei bigliettini che poi le altre si passano. E ghignano. Alle mie spalle.
Caterina fa finta di niente. Lei mi disprezza. Non sono abbastanza
intelligente, glielo leggo in faccia. Mi compatisce, poveretta, che non ho
neanche la media del sette. Non ho il QI di Einstein.Non scrivo poesie come
Rimbaud. Non voglio salvare il mondo come Martin Luther King. Per Sandra invece
sono troppo poco interessante. Troppo racchia. Troppo nulla. Diversa. Una
zecca. L'ha fatto apposta a farmi inciampare. Odio il mio corpo, la mia pancia,
le mie tette. Odio il mio odore, il mio tono di voce quando rispondo a scuola.
"Camilla". "Mi chiamo Camilla:". Ca-mi-lla. Che nome
idiota. Un nome da puffo. Sono un calzino blu finito per sbaglio nella
biancheria e continuo a girare da sola, per sempre, in lavatrice