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36869_1497497955563_1177546046_1392070_1565907_nAnno: 2008

Personaggi:

Lucia, La Madre

Camilla, La Figlia

 


Sinossi:

E' il primo giorno di scuola. Madre e figlia si ritrovano la mattina a prepararsi in bagno e condividono paure e sogni, ansie e aspettative. Lucia ha deciso di riprendere il lavoro dopo un lungo periodo di assenza, durante il quale ha assistito la madre malata di cancro, Camilla ha cambiato scuola e deve affrontare i nuovi compagni, le terribili bulle della sua classe. Dietro la porta l'esterno, il fuori, con i suoi modelli di comportamento, la competizione, le tensioni della crescita. Madre e figlia devono confrontarsi ogni giorno con quel mondo là fuori, dietro la porta. A volte non riescono a parlarsi, ad aprire il loro cuore e i sentimenti restano chiusi dentro di loro come mostri imprigionati in tubi di acciaio. Madre e figlia si guardano e si rispecchiano l'una nell'altra, in un corpo a corpo a volte doloroso, a volte rabbioso ma sempre pieno d'amore. Il bagno diviene il ring dell'incontro e dello scontro, dello sfogo e della purificazione, del cambiamento e del ritrovamento di sè, di un'intimità con la propria anima che spesso ci negano e ci neghiamo, ma che riusciamo a ritrovare quando ci sediamo sull'orlo della vasca e ci concediamo una pausa, un respiro, prima di riaprire la porta.

Rappresentazioni:

FRANCIA:

Una produzione Compagnia Anteprima in coproduzione con Theatre Massalia/La Friche Belle de mai à Marseille, Systeme Friche Theatre, le Theatre Athénor de Saint Nazare, avec le soutien de TNG de Lyon. Ha ricevuto un aiuto alla creazione da parte della Drac Rhone-Alpes.

Testo pubblicato da Actes Sud. Debutto Theatre Massalia à la Friche Belle de Mai Marseille dal 20 al 25 ottobre 2009, poi in tournèe.

ITALIA:

Debutto al Teatro due di Parma nel marzo 2012 con la mia regia e con Anna Ammirati.

 Traduzioni:

francese. Pubblicato dalla casa editrice Actes Sud.

In due righe:

CAMILLA: Poesia. Titolo: la odio. Odio il suo odore quando mi abbraccia. Odio il tono della sua voce al telefono. Odio quando parla con Isabella e ride e mi chiama "piccola pulce". Odio la sua rabbia e il mio spavento. Odio il suo corpo invecchiato, la sua pancia, le sue tette vuote, inutili, tristi che cadono giù a precipizio, fin dentro lo scarico della sua fottuta vasca. Odio il mio odio. Ti odio. Mi odio. L'altro giorno Sandra mi ha fatto cadere. Non so se l'ha fatto apposta. Secondo me si. Mi ha fatto lo sgambetto. Mi sono fatta male. Dice che ho delle tette minuscole. Tettine di cagna. Non me lo dice in faccia, lo scrive su dei bigliettini che poi le altre si passano. E ghignano. Alle mie spalle. Caterina fa finta di niente. Lei mi disprezza. Non sono abbastanza intelligente, glielo leggo in faccia. Mi compatisce, poveretta, che non ho neanche la media del sette. Non ho il QI di Einstein.Non scrivo poesie come Rimbaud. Non voglio salvare il mondo come Martin Luther King. Per Sandra invece sono troppo poco interessante. Troppo racchia. Troppo nulla. Diversa. Una zecca. L'ha fatto apposta a farmi inciampare. Odio il mio corpo, la mia pancia, le mie tette. Odio il mio odore, il mio tono di voce quando rispondo a scuola. "Camilla". "Mi chiamo Camilla:". Ca-mi-lla. Che nome idiota. Un nome da puffo. Sono un calzino blu finito per sbaglio nella biancheria e continuo a girare da sola, per sempre, in lavatrice




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