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16339_1273565917402_1177546046_823870_5303338_nVia da Freedonia: a proposito di Israele

Anno: 2008

Spettacolo monologo scritto per Enrico Fink e Homeless Light Orchestra


Sinossi:

Israele, Palestina. Il conflitto, la pace possibile, la pace negata. Il sogno, il sogno delle origini, ciò che ne resta. Cosa rappresenta Israele per un ebreo italiano? Per anni Enrico ha portato sulle scene il suo primo spettacolo, Patrilineare; dove un giovane Riccardo Rotstein riscopriva la propria storia, il proprio rapporto con la tradizione e l’identità, con l’ebraismo. Un rapporto che era fondato piuttosto sull’assenza che sulla presenza della memoria: una memoria negata dalla Shoah, dalla cancellazione quasi totale della sua famiglia, fino a lasciare solo un cognome straniero e poco più ad impedire l’oblio. Oggi Riccardo è cresciuto, e si pone altre domande. Che cosa rappresenta Israele? Un sogno di salvezza, il luogo dove la sua famiglia avrebbe potuto salvarsi? Il mostro dell’occupazione, raccontato tutti i giorni dai giornali? Il futuro, un modo nuovo di intendere l’essere ebreo? Uno stato come tanti altri? Riccardo racconta Israele attraverso i propri occhi, e attraverso un dialogo fitto – anche se immaginato - con i compagni con cui ha condiviso la passione politica, il pacifismo – e nei confronti dei quali Israele ha sempre rappresentato un discrimine, un motivo di differenza. Ma anche attraverso le parole di grandi autori – da Yehuda Amichai a David Grossman. 0Attraverso la musica, quella strana mescolanza fra tradizione est europea e mondo arabo, fra sacro e profano, fra oriente ed occidente, che è la musica d’Israele. Riccardo racconta, si interroga, canta. E ci aiuta, forse, a gettare uno sguardo nuovo su un mondo antico e su una delle grandi questioni del nostro tempo.

 

Rappresentazioni:

Sinagoga di Siena, vicolo della Fortuna, Festival "Salam/Pace/Shalom" 15 giugno 2008, Trieste, 3 luglio, Museo Ebraico, Festival Erev/Laila, Firenze, Teatro di Rifredi, e Teatro Puccini.


In due righe:


Avete mai sentito parlare di Freedonia?

 Non vi dice proprio niente?

 Una crema depilatoria?

Freedonia la gomma del ponte?

Un telefonino UMTS?

No, quando dico Freedonia, io dico cinema.

 In casa mia tutto era cinema. Mio padre, finita la guerra si era rifugiato in questa scatola nera, fatta da schermo e platea…

 Ma perché vi parlo di Freedonia in uno spettacolo su Israele?

 Per dirvi che dopo la guerra, gli ebrei della generazione di mio padre si spaccarono in due gruppi: chi andò in Israele, chi invece andò a Freedonia. Anzi, chi restò a Freedonia, nella scatola nera, a sognare la libertà.

 Nella scatola nera di mio padre non c’era niente da ricostruire, niente era reale, niente provocava sofferenza: perfino la guerra non era vera, era la guerra lampo dei fratelli Marx…


Vuoi vedere un frammento di video?
www.youtube.com/watch?v=mlWMfG5h-Ko



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