Trilogia della responsabilità: Vuoti a perdere.

Il campo nazi-fascista di Fossoli, che svolgeva la funzione di punto di raccolta e smistamento dei deportati italiani verso i campi di sterminio, è la prova tangibile della diretta responsabilità italiana nella Shoah. Da Fossoli sono partite in direzione dei campi di sterminio nazisti oltre 7.000 persone fra ebrei, politici, dissidenti. Poggiandosi su una ricerca approfondita, lo spettacolo cerca di penetrare oltre la fredda cortina dei numeri, per ritrovare nelle vicende e negli episodi particolari quella dimensione umana che il processo di sterminio voleva cancellare. Ecco farsi personaggi il politico Giancarlo che non è un eroe ma ritrova la motivazione della sua scelta, Lella, la bambina destinata a perdere la sua innocenza, l’ebrea mista Nina – segretaria efficiente addetta alle liste dei deportati, la vecchia madre che non riconosce il luogo di prigionia e pensa di essere in una pensione del lido, l’ebrea tripolina incinta, il carabiniere Solfetti che fa affari con l’oro dei detenuti…

Affiancata al coro dei personaggi, la figura di un cantore della memoria, interpretato da Enrico Fink, che racconta la sua personale vicenda, l’internamento del nonno Isacco e del bisnonno Benzion, nel campo di Fossoli e il loro viaggio finale verso Auschwitz, ponendosi come nuovo testimone che raccoglie dal passato e diffonde nell’oggi una necessaria eredità storica e morale.

Emerge un racconto fatto di frammenti, di tenui fili su cui si intesse il dramma; un coro di ombre che si concretizzano sulla scena attraverso la voce degli attori, il video, la musica dal vivo, in un linguaggio contemporaneo di forte impatto emotivo, che mira a risvegliare nei giovani spettatori empatia per la storia e, con essa, l’importanza della memoria.

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